Un saluto dall’Argentina

argentina 1Riceviamo e pubblichiamo questo testo che ci arriva da oltreoceano firmato da un ex-ponteggiano che non hai mai dimenticato le sue origini e che oggi ci scrive con un pizzico di malinconia dalla lontana Argentina ricordando la sua gioventù passata al Ponte.

È con grande piacere che porgo il mio saluto a tutti i ponteggiani. Sono trascorsi tantissimi anni, più dei sessanta, dal giorno che sono partito dal paese, adesso ormai città, eppure il senso di appartenenza mi é rimasto intatto, per cui parlo della comunità di Ponte San Giovanni come, ancora, mia.
E quan’ che so lì me sent’ arnàto
guasi che ‘l mondo come che ‘n orlòggio
s’ affermass’ a quil tempo spensierato
quan’ giocavo da fiolo ‘n tol rione
‘N ce crederete, ma ´sta nostalgia
‘gni tristezza che ciò la porta via.

Stralcio di poesia “rubato” a Claudio Spinelli, poeta perugino. (leggermente, modificato.)
argentina 3Vi chiederete chi é questo “tizio” (si dice ancora così?).
Sono Giancarlo Gigliarelli ed appartengo ad una delle famiglie più antiche della città (per me è e sarà sempre, Il Ponte). Mio padre, Renato 100% umbro (l´ho conosciuto solo a 9 anni di età a causa della guerra e ad una lunga prigionia, sei anni, in Africa), mia madre Elsa Lumia, romana, con sangue metá napoletano e metà siciliano. Sono nato in Via Adriatica 75, allora era via Pieve di Campo 170, il 19 luglio del 1938. Mio padre odiava i comunisti, i socialisti, i nordamericani e gli inglesi. Al suo ritorno a casa, dopo la guerra mondiale e la prigionia in Africa, non tollerava più il nuovo scenario politico italiano e così prese la decisione di emigrare approfittando un offerta di lavoro, in Argentina per dove partì da solo nel 1949. In agosto del 1950, Mamma, mia sorella Anna ed io, salutati i parenti e gli amici, di Ponte San Giovanni ci siamo imbarcati a Napoli nella “Santa Cruz”, una nave di bandiera panamense, ma io credo più italiana che la tarantella, registrata all’estero con il solo scopo di evadere le forti tasse locali. Il tempo non ha scolorito l´angoscia di quelle separazioni bagnate di lacrime. La nonna Concetta, non cessava di maledire mio padre che si portava, “alla fine del mondo” la sua unica figlia e due dei suoi nipoti. Assicurava, piangendo, che non li avrebbe rivisti mai più. Non é stato così, almeno in parte. Dopo venti anni, sono ritornato al Ponte. Il vecchio casolare familiare continuava a stare, naturalmente, nel terreno triangolare di sempre, però ora molti edifici vicini lo guardavano dall’ alto. Dove, prima della mia partenza, attraversando la via Adriatica, si trovava il podere della famiglia coltivato a mezzadria ora, grandi blocchi di cemento ricoprivano ogni spazio utilizzabile circondati da una grande quantità di veicoli.
Per non correre il rischio di annoiarvi tenterò di metter giù una breve rassegna della mia vita fuori d´Italia qui in Argentina. argentina 2

Dopo un periodo passato ad imparare la lingua e a mettermi in paro con il sistema di studi locale, ho ottenuto il diploma di “Tecnico Elettromeccanico” e, sei anni dopo, l´Università di Buenos Aires mi conferiva la laurea di ingegnere in elettronica e comunicazioni.Nel frattempo ho sempre lavorato molto, e continuo tuttora nonostante in pensione, ho gareggiato per anni con
discreti successi a pallacanestro e nuoto, ho partecipato intensamente alla politica universitaria, e poi ho conosciuto Mirtha, che è diventata mia moglie nel 1964. Insieme abbiamo dato vita a Gabriela, Pablo ed Eduardo, oggi tutti laureati.
Nella speranza di avere annoiato a pochi e stuzzicato la curiosità di qualcuno, vi porgo i miei più cordiali saluti.
Uno particolare saluto, se per caso mi legge, per Fausto, socio di tanti divertimenti quando “fioli” e unico amico che mi rimane nel Ponte.
Giancarlo Gigliarelli
Nelle foto: Giancarlo all’età di 10 anni, Giancarlo e la moglie Mirtha, Giancarlo oggi al mare a Buenos Aires.

Author: admin

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